Per mille, per una o per nessuna

                                                                                                                         Padova, 29 novembre 2010

La mia stanza ha un numero sulla porta e una finestra dalla quale posso vedere gli alberi e la gente andare via. Oggi ne ho contati almeno 50, attraversare il giardino, raggiungere in silenzio le loro auto e sparire dietro la curva del padiglione A.

Quelli che arrivano non li noto mai.

Prendo il portatile sulla sedia accanto al letto, vado via anch’io insieme a quella gente e lo devo a lui, al mio pc.

Ogni giorno attraverso il giardino, raggiungo la mia auto, e sparisco dietro la curva del padiglione A.

Oggi sono una “Manager”, una lunga riunione è l’ottima scusa per liquidare il contatto in chat – un tipo noioso che sta cercando di rimorchiarmi da mesi – e poi in linea c’è Anna, lei si che mi diverte.

Mi chiede come va: Oggi sono una “Manager ” le scrivo – lei m’invia una faccina  che ride, – nello stesso istante sulla pagina del browser inizio a leggere questa notizia:

Si è appena ucciso il grande regista italiano Mario Monicelli classe 1915, il suo ultimo film del 2006 ” Le rose nel deserto“.

Si riavvolge il nastro del tempo e mi rivedo all’indietro: l’auto, il viale alberato, ed io di schiena rientrare qui, non sono più una “Manager”. 

Faccio in tempo a chiedere ad Anna com’è il tempo a Roma che avverto una voce all’interno della stanza, alzo lo sguardo dallo schermo verso una mano che mi porge un bicchierino di carta, di quelli da caffè, poi proseguo lungo il braccio coperto dal camice bianco, l’attaccatura della spalla, fino a posarsi su un volto che mi sorride dicendomi : Disturbo? 

No rispondo, quelli che arrivano non li noto mai.

Non l’avevo mai vista prima, una nuova della Ronda di Notte”, moderni miliziani fieri ed orgogliosi della loro missione come quelli del quadro di Rembrandt.

Si assicura che abbia ingurgitato tutto e mi augura la buonanotte.

La osservo spingere il carrello pieno di boccette verso la porta. Mentre esce dalla stanza le chiedo il suo nome, la voce risuona dal corridoio confusa al rumore d’acciaio delle rotelle del carrello, un metallico “Giulia” giunge al mio orecchio.

E’ una serata fredda a Roma. La risposta di Anna sullo schermo del pc.

Chiudo la connessione e distesa nel letto fisso una macchia di umidità nel soffitto.

Mi ricorda quel gioco che facevo da bambina con le nuvole, e come ogni sera provo ad immaginare le buffe forme da attribuirle.

Ma stasera non ci riesco, mi sforzo ma vedo solo una macchia di umidità nel soffitto.

Il mio pensiero è altrove e di lì a poco si svela:

Avrà fatto in tempo a sentire l’aria fredda sul viso? oppure è accaduto tutto così velocemente da non aver avuto il tempo di percepire nulla? 

Il Tavor comincia a fare effetto, mi rannicchio su un lato mentre gli occhi si chiudono…

Li riapro che è ancora notte fonda, una luce bianca, asettica arriva dal lungo corridoio, ho le labbra secche ed un gusto amaro in bocca, un bicchiere riempito un po’ più della metà con dell’acqua è già pronto sul comodino accanto al letto, tutto scrupolosamente organizzato: quantità e distanza in modo da prenderlo senza alzarmi completamente.

Non c’è verso di dormire! – il rituale notturno prevede  la lettura di un libro di solito posizionato poco vicino al bicchiere :  questo l’ho comprato il giorno stesso del nuovo ricovero, “Eos” – il titolo aveva destato subito la mia attenzione, “Aurora”: un viaggio nelle atmosfere della notte.

Il segnalibro mi indica l’esatto punto in cui la notte scorsa ho interrotto la lettura e da lì riprendo :

 <<Cosa sarebbe del giorno senza la notte…cosa sarebbe la vita senza la morte? i greci l’hanno descritta come la fine del viaggio di Apollo e la comparsa nel cielo della dea Eos, l’Aurora>>.

L’Aurora, Apollo, il viaggio…la mente inizia ad elaborare l’immagine e torna alla notizia letta qualche ora prima.

Mi sembra di leggerle le polemiche sui giornali di domani, mi sembra di sentire la foga dei dibattiti politici nei salotti televisivi che useranno la notizia strumentalmente per ricevere consensi da una parte o dall’altra.

Ma la morte è un fatto individuale o sociale? è un fatto privato o pubblico? sono io che abito il mio corpo o vengo abitato?

Certo riguarda tutti noi! da che parte stare?

non posso deciderlo certo io,

qui.

Adesso.

Ognuno gioca a dadi con la propria coscienza non solamente misurandosi con il cielo e con l’infinito.

Riprendo il libro, lo sfoglio animosamente. Ricordo di aver letto qualcosa a tal proposito, ecco, trovato: “Che fai tu luna in ciel ? dimmi che fai silenziosa luna? “… E’ il “canto notturno di un pastore errante dell’Asiadi Giacomo Leopardi.

L’animo poetico non può fare a meno di celebrare la luna, le stelle. Quell’umile pastore che sovrastato dalla vastità del cielo stellato, interroga la luna sul perchè delle cose e sul senso del destino umano, trova nel silenzio del cielo sconfinato la sola risposta.

Lo sguardo alla finestra in cerca di stelle.

Queste le mie notti: un libro tra le mani, ogni giorno una storia, ed ogni notte, come la coraggiosa Sherazade, ma non c’è rabbia di Re da placare.

Io l’unica fanciulla da salvare.

Per mille, per una o per nessuna.

Autore : L.N.
Licenza Creative Commons
Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia.

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Autore: RADIO 100 passi Community Genova

Aristotele scrisse: “Gli uomini, all’inizio come adesso, hanno preso lo spunto per filosofare dalla meraviglia (thauma), poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni più semplici e di cui essi non sapevano rendersi conto, e poi, procedendo a poco a poco, si trovarono di fronte a problemi più complessi, come i fenomeni riguardanti la Luna, il Sole, le stelle e l’origine dell’universo”. Il mio non è un filosofare ma un continuare a meravigliarsi “thaumazein” .

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