Ilva: l’isola della condanna

Era il 29 Luglio del 1899 quando a Genova fu costituita una società con lo scopo di dar vita  ad uno  stabilimento siderurgico a Portoferraio per la realizzazione del primo altoforno a coke in Italia (1902). Il nome scelto fu ILVA nome latino  dell’Elba, l’isola dalla quale veniva estratto il minerale utilizzato per realizzare l’altoforno. Nel corso degli anni la società assunse la guida di un consorzio industriale (consorzio Ilva) gestendo gli stabilimenti di diverse società minori e nel 1937 entrò a far parte del gruppo Finsider, la finanziaria costituita per gestire le società siderurgiche dell’IRI, dando vita al più grande complesso siderurgico d’Italia. Dopo la seconda guerra mondiale l’Ilva ristrutturò ed ampliò i suoi stabilimenti e con quelli di  Genova-Cornigliano, Taranto e Napoli-Bagnoli  diede vita al gruppo Italsider, uno dei maggiori gruppi industriali di Stato. Il gruppo Italsider però, in seguito ad una profonda crisi del settore siderurgico iniziata negli anni ’80 fu messo in liquidazione insieme al gruppo Finsider. Ebbe così inizio il processo di privatizzazione dell’azienda che vide la chiusura dello stabilimento di Bagnoli, la cessione di quello di Genova Cornigliano e l’acquisizione del più importante e produttivo di Taranto da parte del gruppo Riva nel 1995, che gli restituì la denominazione iniziale di ILVA. Del  più grande complesso siderurgico italiano però rimase soltanto il riferimento all’isola, ma quella che negli anni resiste è un’isola alla deriva, un’isola  dove l’unica scelta possibile  oggi risulta essere tra morire di cancro o morire di fame. Già nel nel 2002 a Genova erano ben chiare le ripercussioni sulla salute delle polveri respirabili emesse dagli impianti, sia a discapito degli operai che per i cittadini residenti nelle zone limitrofe allo stabilimento, di conseguenza nel luglio del 2005 fu spento l’altoforno numero 2 dell’attuale  stabilimento di Cornigliano ed ebbe inizio un’opera di bonifica della struttura. A Taranto invece le continue denunce dei cittadini non hanno sortito gli stessi effetti, per anni la gente ha continuato ad ammalarsi, piani strutturali di bonifica degli impianti non sono mai stati messi realmente in atto e quando finalmente il coraggio di un PM ha predisposto 7 arresti, due avvisi di garanzia ed il sequestro degli impianti, gli operai e i cittadini stessi, si vedono riconosciuto il diritto alla salute ma negato quello al lavoro. Nella giornata di ieri 27/11/2012 i vertici dell’Ilva di Taranto hanno infatti annunciato la chiusura di tutti gli stabilimenti. La tensione è aumentata in seguito all’occupazione degli stabilimenti da parte degli operai ed in queste ore, mentre una tromba d’aria ha causato il crollo di un capannone, una cinquantina di feriti ed un disperso, la partita la gioca il Governo,annullando il sequestro predisposto dalla Magistratura e preparando la bozza di un decreto legge che autorizzi la prosecuzione dell’attività per almeno due anni.  L’Ilva è letteralmente nella bufera, attendiamo ora di leggere il decreto definitivo sperando che nello stesso siano contemplate anche le operazioni di bonifica. In merito a chi debba sostenerne i costi,auspichiamo che anche in Italia possa accadere quanto di recente avvenuto negli Stati Uniti: la società  British Petroleum riconosciute le responsabilità del disastro ambientale avvenuto lo scorso anno nel Golfo del Messico, pagherà una multa di 4,5milioni di dollari a parziale risarcimento del danno. Certo, nessun risarcimento potrà mai ripagare una vita condizionata dalla malattia, ma le attribuzioni di responsabilità ed una condanna di questo tipo potranno almeno servire da monito alle aziende che traggono profitti a discapito della salute.

L.N.

Fonte origini dell’Ilva: Archivio Storico Fondazione Ansaldo

Guarda il video di Fabio Matacchiera,attivista del fondo antidiossina Taranto Onlus

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Autore: RADIO 100 passi Community Genova

Aristotele scrisse: “Gli uomini, all’inizio come adesso, hanno preso lo spunto per filosofare dalla meraviglia (thauma), poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni più semplici e di cui essi non sapevano rendersi conto, e poi, procedendo a poco a poco, si trovarono di fronte a problemi più complessi, come i fenomeni riguardanti la Luna, il Sole, le stelle e l’origine dell’universo”. Il mio non è un filosofare ma un continuare a meravigliarsi “thaumazein” .

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