Nottetempo in viaggio a km0: Safar 8^ puntata

antro-della-Sibilla-Cumana

Nell’ottava puntata di Nottetempo riprendiamo il ns. viaggio a Km0 alla scoperta dei Campi Flegrei, l’antro della Sibilla Cumana e  le figure eroiche di Ulisse ed Enea: in onda da lunedì 25 a Domenica 31 Marzo su Radiolibriamociweb ed in podcast QUI.

Ascolta il podcast con il racconto dell’incontro tra la Sibilla Cumana ed Enea descritto nella Metamorfosi di Ovidio e segui l’itinerario del viaggio di Ulisse narrato nell’Odissea di Omero e ricostruito da sustain activity  

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 Le tappe del ritorno (in greco nostos) sono dodici, numero degli insiemi perfetti. Si alternano tappe in cui l’insidia è manifesta (mostruosità, aggressione, morte) a tappe in cui l’insidia è solo latente un’ospitalità che nasconde un pericolo, un divieto da non infrangere(Immagine 1).

  1. Dopo la partenza da Troia, Ulisse fa tappa a Ismaro, nella terra dei Ciconi, per fare bottino. Qui risparmia Marone, sacerdote di Apollo, che gli dona quel vino forte e dolcissimo che gli tornerà utile nella grotta di Polifemo.
  2. Seconda tappa nella terra dei Lotofagi, ospitali ma insidiosi: offrono infatti ai compagni di Odisseo il loto, un frutto che fa dimenticare il ritorno, costringendo l’eroe a forzarli per farli salire sulle navi.
  3. La terza tappa è nella terra dei Ciclopi. Qui Odisseo, insieme ad alcuni compagni, entra nella grotta di Polifemo per chiederne l’ospitalità, rischiando invece di trovarvi la fine del viaggio: sei compagni vengono infatti divorati dal Ciclope e solo grazie alla sua astuzia Odisseo riesce a evitare l’insidia.
  4. Giunge quindi nell’isola di Eolo, dio dei venti, da cui viene ospitalmente accolto ricevendo in dono l’otre dei venti, accompagnato da un divieto da non infrangere: nessuno dovrà aprire l’otre. Saranno i compagni però che, invidiosi del dono ospitale, ormai in prossimità di Itaca, approfittando del sonno di Odisseo, apriranno l’otre scatenando i venti che risospingeranno la nave al largo.
  5. Quinta tappa presso i Lestrigoni, mostruosi quasi quanto i Ciclopi. Anche qui Odisseo perde alcuni compagni e molte navi, ma riesce a salvarsi.
  6. Giunge poi nell’isola di Circe, una maga seducente che trasforma i compagni di Odisseo in porci. Grazie all’aiuto di Ermes, che gli dà una misteriosa erba quale antidoto alla maledizione della maga, l’eroe riesce ad evitare l’insidia e costringe Circe a restituire ai compagni sembianze umane.
  7. Dopo l’avventura di Circe, Odisseo, su indicazione della stessa maga si accinge ad una nuova prova, la catabasi nel regno dei morti. Lì riesce ad entrare in contatto con le figure dei compagni perduti durante la guerra di Troia, con la madre e con l’indovino Tiresia, che gli presagirà un ritorno luttuoso e difficile, invitandolo a guardarsi dal toccare le vacche del Sole iperionide.
  8. Rimessosi in rotta Ulisse dovrà vedersela ancora con le pericolose sirene,
  9. i mostri Scilla e Cariddi e con la disubbidienza dei propri compagni che non riescono a frenare la voglia di banchettare con le attraenti mucche.
  10. Per questo Odisseo racconta di essere stato per nove giorni in balia di terribili tempeste scatenate da Zeus, da cui riuscì a scampare grazie all’arrivo sull’isola di Ogigia dove incontra Calipso.
  11. Odisseo giunge quindi nella terra dei Feaci a cui racconta lo stratagemma del cavallo di troia.
  12. L’eroe è dunque riaccompagnato dai Feaci a Itaca con abbondanti doni, e dopo essersi rivelato al figlio e al fedele Eumeo si reca alla reggia dove si fa accogliere come un mendicante. Qui schernito ripetutamente dai tracotanti Proci, partecipa alla gara di arco organizzata da Penelope, che aveva promesso di consegnarsi in sposa a colui che sarebbe riuscito a scoccare una freccia dal pesante arco del marito facendola passare per le fessure di dodici scuri. Nessuno dei pretendenti ci riesce e così l’ultimo tentativo spetta a Odisseo che, dopo averlo scaldato sulla fiamma, riesce perfettamente nell’impresa. A questo punto non gli rimane che scatenare la vendetta che aveva attentamente preparato con Eumeo, Filezio e il figlio.
  13. Nella Divina Commedia di Dante Alighieri, Inferno-canto XXVI, il poeta immagina l’ultimo viaggio di Ulisse, l’ultima sfida oltre le Colonne d’Ercole (Stretto di Gibilterra). L’impresa si conclude con il naufragio e la morte dell’eroe greco con tutti i suoi compagni.

Il viaggio di Enea descritto nell’Eneide di Virgilio (Immagini 2; 3 e 4):

  1. I profughi furono dapprima in Tracia, dove Enea parlò con l’ombra di Polidoro.
  2. Enea andò quindi a Delo a consultare l’oracolo, che lo esortò a cercare la sua antica patria.
  3. Pensando che l’oracolo alludesse a Creta, da cui proveniva uno dei più antichi re di Troia, si recò quindi in quell’isola; ma i Penati gli apparvero in sogno avvertendolo che la terra che doveva cercare, l’Enotria o Italia, era più ad ovest.
  4. Si accinse quindi ad attraversare il mare Ionio; ma la dea Giunone, a lui avversa, suscitò una violenta tempesta che spinse le navi sulle isole Strofadi, da cui i profughi furono costretti a ripartire subito dalle mostruose Arpie guidate da Celeno, che si erano gettate in volo sui loro cibi, contaminandoli.
  5. Enea si recò allora in Epiro da Eleno, uno dei figli di Priamo che, come sua sorella Cassandra, aveva il dono della profezia.
  6. Enea fu lieto di sapere che un troiano di stirpe regale avesse avuto una buona sorte, ma fu profondamente afflitto quando vide Andromaca: impietrita nel dolore e lontana nella mente, rievocava ogni giorno, con offerte e preghiere presso un falso sarcofago di Ettore che era stato eretto a Butroto, la sua tragedia di donna cui avevano ucciso il marito ed il figlio.
  7. Lasciata Butroto Enea, seguendo il consiglio di Eleno, si diresse verso la Sicilia, la circumnavigò per evitare Scilla e Cariddi e si fermò ad Erice, dove ebbe il dolore di perdere il padre Anchise, indebolito dalle fatiche del viaggio.
  8. Sepolto il padre riprese il mare ma di nuovo una violenta tempesta fece smarrire la rotta alle navi e le sospinse sulla costa dell’Africa. La nave di Enea approdò in un porto tranquillo, ma egli temeva, insieme ai pochi scampati, di aver perso tutti gli altri compagni; mentre disperato perlustrava il luogo, incontrò sua madre Afrodite in veste di fanciulla, che lo confortò e gli consigliò di presentarsi a Didone, regina di Cartagine e chiederle ospitalità. Vide allora che erano appena giunti a chiedere ospitalità e aiuto anche i compagni che aveva creduto persi nel naufragio e, dissoltasi la nube che lo avvolgeva, si unì agli amici nella supplica alla Regina, che accolse con benevolenza le preghiere dei naufraghi e ospitò Enea nel suo palazzo insieme al figlio Ascanio. Didone tentò in ogni modo di trattenerlo, ma alla fine, di fronte alla sua decisione irrevocabile, presa dalla disperazione al pensiero di un futuro quanto mai triste, si tolse la vita; ed Enea dalla nave già al largo della sponda africana, affranto e impotente, vide il rogo alzarsi dal palazzo reale come un luttuoso segnale.
  9. L’eroe troiano e i suoi compagni, partiti alla volta dell’Italia, fecero prima una breve tappa in Sicilia, ad Erice, per rendere gli onori funebri ad Anchise, colà sepolto.
  10. Poi arrivarono finalmente in Italia, a Cuma, dove Enea dovette fermarsi per interrogare la Sibilla; ma prima di scendere con lei nel regno dei morti, dette sepoltura al trombettiere Miseno sul promontorio che da lui prese il nome di Capo Miseno: costui aveva osato sfidare gli dei ed er stato precipitato in mare dal dio Tritone.
  11. La Sibilla lo accompagnò nell’ Averno perché egli ottenesse dal padre notizie sui suoi discendenti e sulle vicende che ad essi sarebbero state legate.
  12. Il viaggio riprese; vi fu un’ultima sosta per rendere onoranze funebri alla nutrice Caieta – dalla quale derivò il nome della città, in seguito chiamata Gaeta.
  13. Finché le navi approdarono sulle rive del Tevere; e qui avvenne un prodigio: le navi si tramutarono in ninfe e si allontanarono in mare, e da ciò Enea comprese di essere arrivato nel luogo designato dagli dei, dove le sue peregrinazioni sarebbero finite.
Fonte: Sustain Activity
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Autore: RADIO 100 passi Community Genova

Aristotele scrisse: “Gli uomini, all’inizio come adesso, hanno preso lo spunto per filosofare dalla meraviglia (thauma), poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni più semplici e di cui essi non sapevano rendersi conto, e poi, procedendo a poco a poco, si trovarono di fronte a problemi più complessi, come i fenomeni riguardanti la Luna, il Sole, le stelle e l’origine dell’universo”. Il mio non è un filosofare ma un continuare a meravigliarsi “thaumazein” .

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