Anna Proclemer : Lettera d’amore in ritardo

Nottetempo rende omaggio ad Anna Proclemer con la lettera d’amore scritta a suo marito Vitaliano Brancati grande narratore del novecento italiano.
Ascoltala con la voce della grande Anna Proclemer
…Più di quarant’anni che non ci sei più. E la tua assenza si è fatta via via più accorante, più “tumultuosa”, come direbbe il nostro amico Cardarelli. I primi anni, sai, ero presa dalla scoperta di me stessa e del mondo, vitalisticamente impegnata nel mio lavoro, nella ricerca del successo, nell’ affermazione di me. La mancanza di te nella mia vita, in quei primi anni dalla tua scomparsa, non mi è pesata molto, te lo confesso. Ero troppo assordata da voci di lusinga e di vanità, troppo abbacinata da multicolori apparenze. Anzi, ti confesserò di più: il fatto che tu non ci fossi mi dava a tratti una sensazione di libertà, di irresponsabilità quasi esaltante. Eri una tenera memoria, questo sì, ma non mi sembrava di avere bisogno di te.

E poi … poi il mondo è scoppiato. Alla fine degli anni Sessanta mode, costumi, rapporti si sono rivoluzionati, con un’ accelerazione a volte salutare, ma più spesso insensata e nevrotica. I moto studenteschi, l’LSD per allargare le porte della percezione (Timothy Leary e Aldous Huxley); i giovani che si denudavano nei festival pop dell’isola di Wight o al Parco Lambro; Mary Quant, minigonne e topless; le femministe sfilavano congiungendo indici e pollici in un gesto limitativo e volgare quanto la fallocrazia che giustamente combattevano. Scoppiò la coppia. Per essere “in” bisognava essere almeno in tre. Quattro era meglio. Una “comune” era il massimo. Il mondo si era messo davvero, come dice Amleto, out of joint, fuori dai cardini.

lo cominciai a sentirmi smarrita. Mi guardavo intorno alla ricerca di un punto fermo, di una guida, di una presenza illuminante. Non chiedevo certezze, sai, non pretendevo soluzioni definitive. Chiedevo solo che qualcuno mi aiutasse a districarmi da questo confuso ammasso di nozioni e pulsioni e violenze che mi assediavano da ogni lato. Non trovai nessuno.

Mi vidi intorno esseri più confusi di me; o eccitati neofiti, casalinghi dissacratori del “salotto buono”. Mi resi conto che avevo bisogno di te.

Tu solo, con la tua intransigenza, con il tuo amore per la Ragione, con il tuo disgusto per il servilismo fanatico, tu solo avresti potuto aiutarmi a distinguere l’effimero dal permanente, la moda dalla necessità profonda, la vampata pittorescamente rivoluzionaria da un’ autentica trasformazione della coscienza e della società.

Da allora non ho cessato di rimpiangerti. Mi sei mancato ogni giorno. Ogni ora. Ogni mattina, quando aprivo il giornale… Adesso, quando apro il giomale o la TV. Pubblicità pornografiche, violenza, stupri, guerre, bestialità, soprusi, corruzione, menzogna, arroganza, una classe politica da incubo, i fascisti al governo… Mio dio! Come lo vivresti, tu, questo nostro tempo insano, così volgare, rozzo, incolto, privo di eleganza? Come riusciresti a decantare questa materia vile e a trasformarla in poesia? Ti giuro che darei tutta la poca vita che mi resta per leggere una sola tua pagina sulla nostra realtà di oggi. Vorrei leggere la tua indignazione, il tuo disgusto e, chissà, forse anche una tua parola di speranza, un tuo illuminante sberleffo, per riuscire a sorridere un poco anch’io, con te, di questo mondo assurdo.

Certo, se penso al tuo valore di uomo mi vengono in mente parole che sembrano di un’ altra èra: riserbo, pudore, tolleranza, rispetto del proprio simile, prudenza, modestia, fedeltà, rigore, intransigenza. Sono parole che un tempo ho persino rinnegato, pensa, come vocabolario di una ‘borghesia’ che nel mio illusorio ‘progressismo’ mi sembrava di avere superato. Ma, in coscienza, cosa sono riuscita a mettere al loro posto? “Aria fritta”, come direbbe Céline.

Mi manchi, Nuzzo. Mi manchi terribilmente. Anche se nostra figlia Antonia, che ha ereditato da te smalto intellettuale e passione morale (e da me solo confuse nevrosi) mi aiuta, qualche volta, a guardare il mondo con un po’ di ironico distacco.
Scrive bene, tua figlia, lo sai? Soprattutto per il teatro. Ha ereditato da te anche questo: il senso della battuta .. bruciante, implacabile – come una freccia che scocca.

A presto, mio carissimo Nuzzo.

Pensa come sarebbe bello se, accantonando per una volta le mie incredulità su un ‘al di là’ antropomorfico e individuale, io riuscissi a immaginare noi due come nella tua citazione shakesperiana in testa al primo capitolo del Bell’Antonio:

“and away to Saint Peter for the heavens; he shows me
where the bachelors sit, and there live we as merry as
the day is long.”

…E via per i cieli a trovare San Pietro; egli ci mostrerà dove dimorano gli uomini liberi, e là noi vivremo, allegri, per l’eternità.

tua Anna

Fonte: http://www.annaproclemer.it/

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Autore: RADIO 100 passi Community Genova

Aristotele scrisse: “Gli uomini, all’inizio come adesso, hanno preso lo spunto per filosofare dalla meraviglia (thauma), poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni più semplici e di cui essi non sapevano rendersi conto, e poi, procedendo a poco a poco, si trovarono di fronte a problemi più complessi, come i fenomeni riguardanti la Luna, il Sole, le stelle e l’origine dell’universo”. Il mio non è un filosofare ma un continuare a meravigliarsi “thaumazein” .

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