Nottetempo presenta: Diverso Sud – Le tarantolate di Primordanza

notte_tarantaIl plenilunio di Giugno quest’anno si manifesta in una data vicina al solstizio d’estate reagalandoci la luna piena che abbiamo potuto ammirare qualche notte fa. Ed è proprio nella notte di Luna piena del 13 Giugno, che una musica ci ha sorpreso: Musica di tamorre,  morso di taranta, le radici anchestrali del Sud in una piazza di Genova, ci hanno catturato e ci hanno fatto scoprire le tarantolate di Primodanza: danza primordiale, danza di terra, danza arcaicamente rituale che crea, sogna, incontra il presente, il classico, il contemporaneo e li fonde con le tradizioni del Sud, generando un nuovo linguaggio corporeo, un mezzo di comunicazione in movimento che in un certo senso, ha come obiettivo quello di parlare al popolo universale.
L’incarnazione perfetta di quest’incrocio vuole essere proprio l’immagine femminile. La DONNA riveste un ruolo fondamentale in tutte le culture, ma in particolar modo, nei riti secolari di queste danze, diventa l’epicentro della bellezza e dell’eleganza, nonchè la manifestazione ideale della contaminazione di sacro e profano.
Da tutti questi elementi nasce un progetto che vuole esprimersi in imitazioni corporee, gesti vocali, raffigurazioni mascherate di un ritmo ancestrale, di una visione originaria che letteralmente definisce “l’arte del ritorno e del da capo”. Nella rappresentazione primitiva della danza popolare, quindi del rito, si invoca il Ritmo del Ritorno, l’arte della ripetizione e dell’ossessione dei passi, nient’altro che rito e sacrificio che fa “accadere il sacro”, cioè incatenare il tempo al ritorno, misurarlo e controllarne il destino. La Compagnia PRIMORDANZA risulta essere in Liguria, il primo concreto esperimento di danza popolare, danza estrapolata dalla sua antica radice e successivamente coreografata in chiave contemporanea.

Livia Napolitano e Valentina Tibullo Primordanza

Riportiamo alcune  le foto della performance al Suq di Genova

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 SUD…Questa terra spaccata dal sole e dalla solitudine, dove l’uomo cammina sui lentischi e sulla creta. Scricchiola e si corrode ogni pietra da secoli. Anche le pietre squadrate, tirate su dall’uomo, le case grezze, le chiese, destinate alla misura del dolore e della speranza, seccano e cadono nel silenzio. Avara è l’acqua a scendere dal cielo, gli animali battono gli zoccoli un tempo che ha invisibili mutamenti…E’ la terra dei veleni animali e vegetali. Qui cresce nella natura il ragno della follia e dell’assenza, si insinua nel sangue di corpi delicati che conoscono solo il lavoro arido della terra, distruttore della minima pace del giorno. Qui cresce, tra le spighe il grano e le foglie di tabacco, la superstizione, il terrore, l’ansia di una stregoneria possibile, domestica. I geni pagani della casa sembrano resistere ad una profonda metamorfosi tentata da una civilità durante millenni. Salvatore Quasimodo

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Autore: RADIO 100 passi Community Genova

Aristotele scrisse: “Gli uomini, all’inizio come adesso, hanno preso lo spunto per filosofare dalla meraviglia (thauma), poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni più semplici e di cui essi non sapevano rendersi conto, e poi, procedendo a poco a poco, si trovarono di fronte a problemi più complessi, come i fenomeni riguardanti la Luna, il Sole, le stelle e l’origine dell’universo”. Il mio non è un filosofare ma un continuare a meravigliarsi “thaumazein” .

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