Lirica Mente la rubrica a cura di Marina Garaventa ci guida all’ascolto delle Opere di Giuseppe Verdi: “Oberto Conte di San Bonifacio” e “Un giorno di regno ( Il finto Stanislao) – prima parte –

Piazza della Scala, Milano“Oberto Conte di San Bonifacio”.
Dramma in due atti su libretto di Temistocle Solera
Prima: Milano Teatro alla Scala, 17 novembre 1839. Un giorno di regno  (Il finto Stanislao) melodramma giocoso in 2 atti dalla farsa Le Faux Stanislas di Alexandre-Vincent Pineux-Duval- Libretto di Felice Romani Prima rappresentazione Teatro alla Scala – Milano, 5 settembre 1840.

Cominciamo oggi un viaggio attraverso la vita e l’attività di Giuseppe Verdi. Le tappe del nostro viaggio virtuale saranno le opere del Maestro che ci porteranno ad esplorare il suo vissuto personale e musicale.

Ecco però qualche cenno sui primi anni di vita del musicista. Nato il 10 ottobre del 1813, a Le Roncole, da una coppia nel di modesti commercianti, il piccolo dimostrerà subito un grande interesse per la musica, che il padre incoraggerà acquistando una spinetta e facendogli impartire lezioni di musica, da Ferdinando Provesi Dopo gli studi al ginnasio di Busseto, comincia a sostituire Provesi alla Società Filarmonica. Intanto scrive musica. In quest’occasione conosce Antonio Barezzi, ricco e sensibile commercialmente di coloniali, che vedendo le doti del giovane, deciderà di sostenerlo. Barezzi, che Verdi definirà il suo secondo padre, lo accoglierà in casa sua e garantirà per lui, per fargli avere una borsa di studio. Nel 1832, Verdi chiede di essere ammesso al Conservatorio di Milano. Ecco cosa scrive:
“..feci domanda in iscritto per essere ammesso come alunno pagante al Conservatorio di Milano. Di più subii una specie di esame ..presentando alcune mie composizioni, e suonando un pezzo sul pianoforte dinanzi a Basily, a Piantanida, Angeleri ed altri ecc. ecc., più il vecchio Rolla, al quale ero raccomandato dal mio maestro di Busseto, Ferdinando Provesi. – Circa otto giorni dopo mi recai dal Rolla il quale mi disse: Non pensate più al Conservatorio: scegliete un maestro in città…Non seppi più nulla del Conservatorio. Nissuno rispose alla mia domanda. Nissuno mi parlò, né prima, né dopo l’esame. Ecco tutto!”

Intanto, nella vita del musicista entra l’amore e, con somma gioia di tutti, nel 1836, dopo esser diventato “maestro di musica” di Busseto sposa la figlia di Barezzi, Margherita. Il viaggio di nozze è, ovviamente, a Milano, dove , conosce il maestro Massini che…

..mi propose allora di scrivere un’opera pel teatro Filodrammatico ch’esso dirigeva, e mi consegnò un libretto che poi, in parte modificato da Solera, diventò l’Oberto di San Bonifacio. Accettai con piacere l’offerta e me ne tornai a Busseto, ove ero impegnato nella qualità d’organista. Rimasi a Busseto circa tre anni; terminata l’opera, intrapresi di nuovo il viaggio per Milano portando con me l’intero spartito in perfetto ordine, avendo fatta la fatica di copiare e cavare da me solo tutte le parti di canto.

La prima avrà luogo a Milano, il 17 novembre 1839., con un buon successo. L’impresario del Teatro alla Scala, Merelli, proporrà a Verdi un contratto per un’opra buffa, Un giorno di regno, su un antiquato libretto di Felice Romani e Verdi accetterà. Intanto, L’editore Ricordi, intanto,con infallibile fiuto, si assicurerà la stampa dell’Oberto.


Ma il tempo del successo è ancora lontano. Spostatosi definitivamente a Milano, il 1840, sarà il suo anno nero. Ecco come lo narra lo stesso Verdi:

“Io abitavo in allora un modesto e piccolo quartiere nei pressi di Porta Ticinese, ed avevo meco la mia famigliola, la mia giovane moglie Margherita Barezzi, cioè, e due figlioletti. Tosto che mi accinsi al lavoro, fui colpito da grave angina, che mi tenne lunghi giorni a letto; appena cominciò la convalescenza, mi sovvenni che fra tre giorni scadeva l’affitto, per cui occorrevano 50 scudi. […] Ma qui cominciano gravi sventure: il mio bambino si ammala al principio di aprile: i medici non riescono a capire quale sia il suo male, ed il poverino languendo si spegne nelle braccia della madre disperatissima. Né basta: dopo pochi giorni la bambina cade a sua volta malata!… e la malattia ha pure un fine letale!… ma non basta ancora: ai primi di giugno la giovane mia compagna è colpita da violenta encefalite ed il 19 giugno 1840 una terza bara esce da casa mia! … Ero solo!… solo!… Nel volgere di circa due mesi tre persone a me care erano sparite per sempre: la mia famiglia era distrutta!… In mezzo a queste angoscie terribili, per non mancare all’impegno assunto, dovetti scrivere e condurre a termine un’opera buffa!… Un giorno di Regno non piacque: vi ebbe di certo una parte di colpa la musica, ma una parte pure vi ebbe l’esecuzione. Coll’animo straziato dalle sventure domestiche, esacerbato dall’insuccesso del mio lavoro, mi persuasi che dall’arte avrei invano aspettato consolazioni, e decisi di non comporre mai più! […]

continua….

In quell’anno:
Inaugurazione della ferrovia Napoli-Portici, la prima in Italia
Presso l’Académie des Sciences di Parigi viene presentata la tecnica del dagherrotipo, messa a punto da Louis Daguerre sulla base degli studi compiuti con Joseph Nicéphore Niépce.
1840
Gaetano Donizetti compone La favorita, dramma in quattro atti, e La figlia del reggimento, melodramma in due atti
Richard Wagner finisce di comporre Rienzi, opera in cinque atti

Autrice: Marina Garaventa

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Autore: RADIO 100 passi Community Genova

Aristotele scrisse: “Gli uomini, all’inizio come adesso, hanno preso lo spunto per filosofare dalla meraviglia (thauma), poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni più semplici e di cui essi non sapevano rendersi conto, e poi, procedendo a poco a poco, si trovarono di fronte a problemi più complessi, come i fenomeni riguardanti la Luna, il Sole, le stelle e l’origine dell’universo”. Il mio non è un filosofare ma un continuare a meravigliarsi “thaumazein” .

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