Lirica Mente: la guida all’ascolto dell’Opera lirica inaugura il nuovo anno con il “Nabucco”ed un racconto della curatrice.

locandina NabuccoInauguriamo il nuovo anno con la rubrica Lirica Mente,  a cura di Marina Garaventa, che ci presenterà il “Nabucco” di Giuseppe Verdi, l’opera che ne decretò il successo.

Vi segnaliamo inoltre che è disponibile all’ascolto su internet archive, il podcast del racconto scritto dalla stessa curatrice e che narra di un fantomatico incontro tra Giuseppe Verdi e Giovanni Guareschi: “Peppino e Giovannino”.

Qui trovere la 1^parte della rubrica su G.Verdi precedentemente pubblicata. Ed ora spazio alla guida all’ascolto di Marina Garaventa che ci accompagnerà su” le ali dorate della libertà” alla scoperta del

Nabucodonosor
(il titolo venne abbreviato in Nabucco dopo la prima rappresentazione)
dramma lirico in 4 parti
Libretto di Temistocle Solera
Prima rappresentazione Teatro alla Scala – Milano, 9 marzo 1842

Abbiamo lasciato il povero Verdi a Milano, solo, disperato, povero e ben deciso, dopo il fiasco di “Un giorno di regno”, ad abbandonare la musica. Ma, per fortuna sua e nostra, l’impresario Merelli lo costringe a leggersi un libretto di Temistocle Solera.

Il titolo dell’opera è Nabucodonosor e Verdi legge, si entusiasma, ma ribadisce il rifiuto riportando il manoscritto in teatro all’impresario, che però glielo rinfila immediatamente in tasca.
Passano 5 mesi e pian piano Verdi si rimette al lavoro. Ecco cosa scrive:

“Un giorno un verso, un giorno l’altro, una volta una nota, un’altra volta una frase… a poco a poco l’opera fu composta. Eravamo nell’autunno del 1841, e rammentandomi la promessa di Merelli, mi recai da lui annunciandogli che il Nabucco era scritto.”

In agosto l’opera è già compiuta e il 9 marzo del 1842 va in scena al Teatro alla Scala di Milano: con il soprano Giuseppina Strepponi nel ruolo di Abigaille.
E qui occorre aprire una doppia parentesi. Il ruolo di Abigaille è, senza dubbio, uno dei ruoli più difficili e ambiti per un soprano. Verdi non ha tralasciato nessuna difficoltà e asperità, tanto che qualunque soprano lirico drammatico lo affronta sempre con cautela estrema. Giuseppina Strepponi, calcava le scene, con successo da diversi anni ma quel ruolo, avrebbe mutato in modo drastico la sua carriera. Usurata da anni difficili e duri, Abigaille le diede il colpo finale e nel 1846 diede l’addio alle scene. Ma “Nabucco” le portò fortuna… Quel primo incontro con Verdi diede l’avvio ad una buona conoscenza che, negli anni si sarebbe trasformata in un grande amore, coronato, nel 1859 nel matrimonio.

Ma torniamo al “Nabucco” (trama e libretto), con le parole del Maestro:

“Finalmente agli ultimi del febbraio 1842 cominciarono le prove: ed in dodici giorni dalla prima prova al cembalo si arrivò alla prima rappresentazione ch’ebbe luogo il 9 marzo, avendo per esecutori le signore Strepponi e Bellinzaghi, ed i signori Ronconi, Miraglia e Derivis. Con quest’opera si può dire veramente che ebbe principio la mia carriera artistica: e se dovetti lottare contro tante contrarietà è certo però che il Nabucco nacque sotto una stella favorevole, giacché anche tutto ciò che poteva riuscire a male contribuì invece in senso favorevole. […] La prima scena del tempio in specie produce un effetto così grande che gli applausi del pubblico durano per ben dieci minuti! […]. 

Giuseppe Verdi esplose letteralmente nel mondo del melodramma! Come una rockstar, ogni cosa che lo riguardava divenne di moda: la cravatta alla Verdi, i capelli alla Verdi, la barba……
Tra i brani che più colpirono il pubblico, è quasi inutile citare il “Va pensiero”. Il pubblico milanese, già in fermento contro la dominante Austria, non esitò a identificarsi col doloroso canto degli ebrei. In realtà, Verdi non aveva assolutamente pensato ai fermenti di liberazione che cominciavano ad agitare gli italiani. Più in là, anche il suo cuore avrebbe palpitato per l’Italia unita, ma in quel momento il “Va pensiero” era solo il canto degli ebrei.
“Nabucco” inaugura la prima grande stagione verdiana, nella quale il coro è un vero e proprio interprete principale. Tra i brani riservati ai solisti val la pena ascoltare la romanza di Abigaille,“Ben io t’invenni…Salgo già del trono aurato”, il “Dio di Giuda” di Nabucco e il terzetto di Fenena, Abigaille e Ismaele.

Nel video che segue l’interpretazione del grande tenore Ottavio Garaventa Verdi-Nabucco-“Trio” M.Arena 1981

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Autore: RADIO 100 passi Community Genova

Aristotele scrisse: “Gli uomini, all’inizio come adesso, hanno preso lo spunto per filosofare dalla meraviglia (thauma), poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni più semplici e di cui essi non sapevano rendersi conto, e poi, procedendo a poco a poco, si trovarono di fronte a problemi più complessi, come i fenomeni riguardanti la Luna, il Sole, le stelle e l’origine dell’universo”. Il mio non è un filosofare ma un continuare a meravigliarsi “thaumazein” .

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