IL CINEMA FUORI DAL BUIO: Cannibal Holocaust

Locandina_Cannibal_Holocaust Inizia con il seguente articolo un mio personalissimo viaggio attraverso il cinema proibito: un cammino lungo il quale sarò ben lieto di accompagnare tutti coloro che lo vorranno alla (ri)scoperta di pellicole spesso e volentieri sottovalutate ma in grado di scatenare stati d’animo per nulla indifferenti.

Cannibal Holocaust (regia di Ruggero Deodato, Italia 1980)

Un antropologo si avventura in una zona selvaggia del Sud America per scoprire che cosa sia successo ad una troupe specializzata in documentari scomparsa nel nulla ormai da un anno. Obiettivo della troupe: filmare l’esistenza di alcune tribù cannibali. Procedendo con fermezza nelle ricerche, il professore finirà per mettere alla luce una realtà sconvolgente.

“Mi sto chiedendo chi siano i veri cannibali”, professor Harold Monroe

Invenzione pitagorica di conseguenze mai addormentate: ecco come si potrebbe riassumere, in un battito di parole, il capolavoro di Ruggero Deodato. L’italiano che ha messo in acqua l’amo per catturare un pesciolino grezzo (il film che è stato) ma di impatto culturale eccellente – solo come certi mostri d’altri tempi sanno fare (la tartaruga gigante fatta a pezzi e ripresa dall’ancora in circolazione Luca Barbareschi?) – per poi vedere gli Americani, intesi come i figli della nazione più potente al mondo, rubargli in epoca di prescrizione la magica esca, quindi lucidarla per bene e, incoraggiati da una realtà ormai senza davvero saper più che “pesci” pigliare, far vedere alla gente d’ogni dove un qualcosa che non si era veramente mai concepito. Risulta chiara la menzogna ma l’inganno ormai era fatto; i falsi elogi altrettanto. Eppoi chissenefrega: l’importante è farsi un nome ma ancor di più spassarsela fino a quando si può. Onore quindi, prima di tutto, all’ingegno di Ruggero Deodato: il padre non dichiarato di molte creature cinematograficamente orrorifiche sorte al di là dell’ oceano in epoca non lontata (altro che mostri antidiluviani). Evviva le controversie! E quante ne ha generate Cannibal Holocaust. Gli animali vengono realmente condotti lungo la strada della violenza, ma senza alcun conforto stabilito in tempi precedenti e questo per non dare la possibilità a chicchessia di alleviare in qualche modo ogni tragica loro sofferenza. Deodato è un figlio di puttana? Sì, no, forse. Di certo qui si mostra narratore astuto, all’apice della sua creatività fuori da ogni regola già scritta. Illustrando un discorso elaborato su quello che è lo sfruttamento capitalista dei paesi non ricchi e all’avanguardia, ad esempio. Si tratta di un film che gioca sulla natura del vero e su quella del falso: ci mostra le facce meno attraenti delle carte, quindi le accarezza come farebbe un prestigiatore per farle sparire davanti ai nostri occhi e infine ce le mostra per quello che realmente sono. Ma alla fine non tutti riescono a capire il trucco, la chiave fatata che Deodato ha utilizzato per avviare lo scherzo. Questo scherzo non fa ridere, direbbero in molti. Comunque… lunga vita all’exploitation! Animali infilzati, mutilati e fatti a pezzi; esseri umani violentati, massacrati e bruciati vivi. E poi un cast di sconosciuti che preme sull’acceleratore della non conoscenza, permettendo al regista di mantenere alto il tasso di credibilità. E tutto fa di questo film il “cannibal movie” per eccellenza.

Fabio Giovinazzo

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Di seguito le suggestive immagini iniziali del film accompagnate dalla bellissima musica di Riz Ortolani. Prossimamente seguiranno curiosità e vari approfondimenti.

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Autore: fabiogiovinazzo

La mia arte è ciò che di meglio esiste per comprendere quello che realmente sono

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