“Mi inchino a voi, gente comune, al potere che avete senza rendervene conto”. Il sogno di Giancarlo Siani

Logo biancoIl sogno di Giancarlo era d’inchiostro nero, di ticchettio di martelletti che battevano sul rullo della sua macchina da scrivere.

Clic un silenzio rotto. Clic una denuncia. Clic Clic, storie di strada su bozze di carta arrotolata.

Il sogno di Giancarlo era di fare il giornalista e ci riuscì ! Corrispondente da Torre Annunziata del quotidiano “Il Mattino”. Scriveva di camorra, droga, malapolitica più di 900 articoli e chissà quanti clic, per amore della verità.

Il sogno di Giancarlo fu interrotto alle h. 20.50 del 23 settembre del 1985.

Dieci clic ma non battevano sul rullo, partivano da due pistole, Beretta 7.65mm e lo colpirono alla testa.

Dieci Clic e un sogno interrotto.

Lo ricordiamo con le sue parole perchè in silenzio non sappiamo stare:

Io sono nato a Napoli e qui resterò per sempre,nella mia meravigliosa città che mi ha dato tanto. Ho vissuto la mia infanzia, l’adolescenza e qui ho lottato contro uno dei più grandi mali: la CAMORRA. Anche se prima,agli inizi,non ero un grande giornalista ho sempre scritto parlando di questo “cancro” che non doveva esistere sulla terra.

Nessuno mi potrà mai far cambiare idea: una pistola può farmi scomparire ma i miei pensieri rimarranno  nei mille articoli pubblicati sui giornali. Vedrete per molto il mio nome in giro,tra la gente,tra i camorristi stessi che sono sicuro non me la faranno passare liscia.

Ma io non mi preoccupo, già ho lasciato i segni per una vita migliore dove la camorra non ha nessun potere o onore.

Abbiamo bisogno di legalità, ho visto troppa gente assistere ad atti davvero infami ma rimanere in silenzio,come se non avessero né bocca né occhi.

E sapete una cosa? Siete diventati anche voi dei complici,non avrete mai più il mio ascolto o la fiducia. Uccidete voi stessi e anche tutti i vostri cari; se non siete gente altruista posso capirlo ma non lottate nemmeno per  la vostra dignità e la vostra salute? Non amate neanche voi stessi?

Se la risposta a quest’ultima domanda è un “sì” potete cominciare a non ritenervi parte di questo Mondo. Un vostro silenzio può uccidere, le vostre parole, la vostra denuncia possono infliggere un .colpo mortale alla camorra. Avete il potere e non ve ne rendete conto!

Io non posso obbligarvi, non sono nessuno alla fine, ma pensate al futuro che lasciate ai vostri figli,volete che il Mondo sia nelle mani di camorra,mafia e tant’altro?

A voi la scelta, io sto facendo già la mia parte e se sarò ucciso il peso che porto adesso ricadrà su di voi. Mi preoccupo per chi ha la coscienza pulita e non parla. Degli altri non mi interessa,ho fatto il possibile ma non vengo ascoltato.

Io intanto continuo a denunciare senza paura chiunque sia complice della camorra, anche voi se arriverà anche il  vostro momento. Non ho avuto paura di andare contro Valentino Gionta  che aveva in mano l’intero mercato della droga della zona,quindi non pensate che mi tirerò  indietro.

Non desidero niente per ciò che ho fatto per il Mondo, per Napoli soprattutto,chiedo solo di essere ascoltato un’ultima volta. Cominciate a parlare, denunciate, aprite occhi e bocca. Mi inchino a voi, gente comune, al potere che avete senza  rendervene conto.

Sì, Giancarlo Siani si inchina a voi.

Di seguito riportiamo l’ultimo articolo di Giancarlo, uscito sul Mattino del 22 settembre 1985, il giorno precedente alla sua morte.  Parlava di “muschilli” (moscerini) ragazzi minorenni utilizzati come corrieri della droga.

NONNA MANDA IL NIPOTE A VENDERE L’EROINA

“Mini-corriere” della droga per conto della nonna: dodici anni, già coinvolto nel “giro” dell’eroina. Ancora una storia di “muschilli”, i ragazzi utilizzati per consegnare le bustine. Questa volta ad organizzare il traffico di eroina era una “nonna-spacciatrice”. Era lei a tenere le fila della vendita con altre due persone ed il nipote.

La casa-basso nel centro storico di Torre Annunziata era diventata il punto di riferimento per i tossicodipendenti della zona. Al ragazzo il compito di portare le dosi ed incassare i soldi. A scoprire il traffico di droga sono stati i carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata che hanno arrestato la donna, Maria Cappone, sessant’anni e Luigi Cirillo, di 34 anni, anche lui coinvolto nel “giro”.

Un altro uomo, parente della donna, è stato identificato ma è riuscito a scappare. Il ragazzo è stato affidato ai genitori. La madre, impiegata comunale a Torre del Greco, era all’oscuro di tutto. Sapeva che il figlio la mattina si recava dalla nonna ad aiutarla nei servizi di casa. In realtà l’aiuto consisteva nel fare da staffetta per consegnare le bustine. I carabinieri da diversi giorni tenevano sotto controllo la casa di via Carlo III, nel centro storico di Torre Annunziata. Avevano osservato tutti i movimenti dei tre spacciatori e avevano notato anche il ruolo che era stato affidato al ragazzo (minorenne e quindi non imputabile: nessun rischio se veniva trovato con l’eroina).

L’altro giorno i militari, diretti dal capitano Sensales, sono intervenuti, hanno bloccato Luigi Cirillo (aveva in tasca una bustina d’eroina) ed hanno fermato il dodicenne che al pretore di Torre Annunziata, Luigi Gargiulo, ha confermato il suo ruolo, l’attività della nonna e degli altri due spacciatori. Il Cirillo contattava i tossicodipendenti, stabiliva il prezzo e fissava l’appuntamento davanti all’ingresso di Maria Cappone. Al ragazzo veniva affidata l’eroina, la consegnava ai tossicodipendenti ed incassava i soldi. Quando i carabinieri sono intervenuti la donna di sessant’anni è riuscita ad allontanarsi, ma è stata arrestata dopo qualche ora.

L’altro parente della donna, invece, è riuscito a sfuggire all’arresto; contro di lui la Procura della Repubblica di Napoli ha emesso un ordine di cattura per detenzione e spaccio di droga. I militari hanno sequestrato altre due bustine di eroina. Secondo le indagini i tre non avevano collegamenti con clan camorristici. L’appartamento era un centro di vendita al “dettaglio”. La madre del ragazzo (ogni mattina per lavoro si spostava a Torre del Greco) era certa che il figlio andasse a trovare la nonna perché ammalata. Li chiamano “muschilli”. Sono minori, non imputabili Li chiamano i “muschilli”, gli spacciatori in calzoncini, i corrieri-baby. Un “lavoro” da intermediario, un compito di appoggio. Il ragazzo di dodici anni di Torre Annunziata non è né il primo né l’unico caso. A maggio scorso il caso di Gennarino di Secondigliano, a dieci anni forzato della droga. Ma tanti altri ancora. Quanti ne sono? Impossibile azzardare un dato statistico, certo è che il fenomeno esiste in proporzioni molto più vaste di quanto si creda.

Gli spacciatori li utilizzano per non correre rischi. I “muschilli” sono agili, si spostano da un quartiere all’altro e soprattutto non danno nell’occhio, sfuggono al controllo di polizia e carabinieri. Ma soprattutto sono minorenni: anche se trovati con la bustina d’eroina in tasca non sono imputabili. Ed ecco che il meccanismo perverso dello spaccio di droga li coinvolge. Generalmente si muovono seguiti a poca distanza dal “manager-spacciatore” contattato il tossicodipendente parte la staffetta con la droga, consegna, incassa i soldi e torna. A Torre Annunziata la stessa tecnica, a dirigere il ragazzo era la nonna.

Come del resto faceva cinque o sei anni fa quella madre a San Biagio dei Librai a Napoli che si serviva dei tre figli per portare in strada l’eroina, fino a quando non è stata arrestata. Ragazzi, molto spesso bambini, già inseriti in un “giro” di droga. Per loro quale futuro? Se non diventano consumatori di eroina, se riescono a sopravvivere, è difficile che possano imboccare altre strade che non siano quelle dell’illegalità, dello spaccio diretto, dello scippo, del furto. E in provincia di Napoli lo spaccio della droga è diffuso, ramificato, controllato dai grossi clan della camorra. A Torre Annunziata un traffico che fino all’agosto dell’anno scorso era direttamente gestito dal boss Valentino Gionta. Dai grandi distributori alla vendita al dettaglio ed in questa seconda attività è più facile organizzarsi in proprio, poche bustine per guadagnarsi da vivere ma l’eroina entra in casa diventa familiare, anche per i ragazzi. Un fenomeno diffuso contro il quale c’è stata già la ribellione delle madri antidroga dei Quartieri Spagnoli di Napoli. Lì dove l’eroina ha ucciso, ha distrutto giovani e famiglie.

“Basta con la droga” lo hanno gridato nelle piazze, lo hanno detto a Sandro Pertini, lo ripetono ormai da tempo per ottenere strutture, comunità terapeutiche, un aiuto per liberarsi dalla “piovra”. E nella provincia il malessere, il degrado, l’abbandono sono sempre più acuti. Dove gli intrecci tra camorra e droga sembrano imbattibili. Dove alla cronica carenza di tutto, dalle case al lavoro, agli ospedali, si aggiunge anche il ritardo negli interventi per il recupero dei tossicodipendenti. A Torre Annunziata e nella zona vesuviana si aspetta una comunità terapeutica, una “Zattera”, un presidio sanitario da anni, ma fino ad oggi non è stato realizzato niente.

Giancarlo Siani

L.N.

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Autore: RADIO 100 passi Community Genova

Aristotele scrisse: “Gli uomini, all’inizio come adesso, hanno preso lo spunto per filosofare dalla meraviglia (thauma), poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni più semplici e di cui essi non sapevano rendersi conto, e poi, procedendo a poco a poco, si trovarono di fronte a problemi più complessi, come i fenomeni riguardanti la Luna, il Sole, le stelle e l’origine dell’universo”. Il mio non è un filosofare ma un continuare a meravigliarsi “thaumazein” .

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